“Sulle Alpi”, una narrazione sentimentale

Con il sottotitolo “Un viaggio sentimentale”, il libro di Daniele Zovi – edito da Raffaello Cortina, con le illustrazioni di Piero Macola – non si presenta come una semplice narrazione oggettiva della montagna, bensì come un vero e proprio viaggio interiore per chi la ama e la vive. Se ne è parlato a Torino, in occasione dell’incontro promosso dalla Casa dell’ambiente della Rete WEEC, in collaborazione con Cinemambiente. A seguire, è stato proiettato il documentario “Paesaggio fragile”, sulla tempesta Vaia, nell’ambito del ciclo di iniziative realizzato anche grazie al contributo dell’8×1000 della Chiesa Valdese.

L’autore, che non ha potuto presenziare alla presentazione del libro, ha risposto in diretta online alle nostre domande. In quanto esperto di foreste e di fauna selvatica, le parole di Zovi rendono palese la sua esperienza e il vissuto dell’autore con la montagna, nonché il legame che, dopo anni, è ancora forte e carico di significato.

La montagna, infatti, non è solo un luogo fisico ma anche – e soprattutto – un luogo interiore, un luogo dell’anima. E, al giorno d’oggi, stiamo perdendo tanto di quello che la natura una volta offriva all’Uomo; in un mondo reboante e mai fermo, è importante prendersi il proprio tempo per respirare a pieni polmoni e guardarsi attorno, fare nostro ciò che ci circonda. Più di tutto, perciò, nella montagna ritroviamo noi stessi.

Rinunciare alla conquista

Questo pensiero può essere racchiuso nel concetto di “montagna sacra”, un luogo da proteggere dall’invasività umana. Una proposta in tal senso ha posto al centro del discorso il Monveso di Forzo, simbolo del Gran Paradiso, parco nazionale che nel 2022 ha celebrato i suoi cent’anni con una camminata riflessiva e collettiva. A firmare per il progetto “Una montagna sacra per il Gran Paradiso” sono stati alpinisti, escursionisti, montanari, giornalisti, scrittori, naturalisti, ma anche semplici amanti della montagna, rispettosi della vita e della natura. L’idea sarebbe quella di rinunciare alla conquista, riconoscendo i propri limiti umani: un’idea semplice ma rivoluzionaria in un mondo ormai fondato su una cultura antropocentrica e individualista. A vincere non è l’uomo, ma la rinuncia a una vittoria che mostrerebbe solo la debolezza dello stesso nel non saper riconoscere il giusto spazio da dare alla Natura, senza appropriarsene per piacere personale.

“Paesaggio Fragile”, uno sguardo personale sulla natura

A seguire, è stato proiettato il documentario di Michele Trentini, prodotto dal Museo etnografico della Provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Il cortometraggio (’25) narra le conseguenze della tempesta “Vaia”, che nel 2018 si abbatté sulla Val Visdende nel Comelico. A distanza di anni, ritroviamo una valle profondamente segnata dall’evento climatico estremo, ma in graduale ripresa; una realtà che ci invita a riflettere, da una parte, sui limiti dell’essere umano e, dall’altra, sulla capacità di resilienza della natura.

A dar voce alla montagna è la gente che ci vive – montanari –, ma anche chi la visita per piacere – abitanti di grandi città – e riscopre, nel silenzio e nella calma della natura, un nuovo senso da dare alla propria vita.

Una comunione tra uomo e natura: cosa ci è rimasto

A fine serata, lo spettatore si è trovato a riflettere sul legame intrinseco dell’essere umano con la natura e sul modo in cui la società attuale, sempre più lontana dai paesaggi alpini, ha plasmato anche un rapporto che in passato era autentico e benefico per entrambi. Secondo Zovi, tale legame va ritrovato e coltivato per mettere al centro qualcosa di veramente prezioso e inestimabile.

Quella tra l’uomo e la montagna non dev’essere una storia di conquista ma piuttosto una storia di condivisione ed empatia reciproca.